Tu sei qui: Home / News / L’impronta ambientale delle organizzazioni

L’impronta ambientale delle organizzazioni

Il Presidente dell’Associazione Rete Italiana LCA, ing. Paolo Masoni di ENEA, ha presentato nel corso del convegno svoltosi “Environmental Management: cosa cambia sul piano normativo e nelle strategie delle imprese. Quali novità si profilano per le impronte am-bientali, i sistemi di gestione EMAS e ISO 14001 e le certificazioni di prodotto”, organiz-zato da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, IEFE Bocconi e Re-gione Lombardia il 2 Luglio presso l’Aula Magna dell’Università Bocconi, lo studio pilota di impronta ambientale per le organizzazioni (OEF) relativo al settore della distribuzione, in corso nell’ambito della sperimentazione europea a seguito della Comunicazione “Mercato Unico dei Prodotti Verdi”.
E’ stata l’occasione per evidenziare la complessità del problema relativo sia alla valutazione degli impatti ambientali di una organizzazione di distribuzione, quantificando i 15 indicatori di impatto e sia dal considerare insieme alle attività rientranti all’interno dei confine dell’orga-nizzazione, anche il portafoglio prodotti.


Masoni ha presentato i risultati dello studio di screening, condotto dal segretariato tecnico che comprende organizzazioni della grande distribuzione, agenzie pubbliche tra cui l’ENEA, organizzazioni non governative e il consulente Quantis, soffermandosi sulle modalità utilizza-te per poter valutare gli impatti dei cicli di vita del portafoglio prodotti. Lo studio di screening ha considerato tutti i prodotti venduti in un anno mediamente in Europa per soddisfare i biso-gni di una popolazione di 3 milioni di abitanti. Ciò, per essere praticabile, ha comportato la necessità di forti semplificazioni, ma ha comunque consentito di dimostrare l’importanza di includere il portafoglio prodotti all’interno dell’analisi, essendo esso responsabile per la mag-gior parte degli impatti originati. Inoltre, ha consentito di confermare l’importanza dei prodotti alimentari (cibo e bevande), a loro volta responsabili, ad esempio nel caso della carbon foot-print, per circa l’80% degli impatti di tutto il portafoglio prodotti.